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Lete e i musei


Il 5 ottobre alle ore 9.30, si terrà l’incontro “Lete e i musei. Modi, forme e ragioni del dimenticare nei “luoghi della memoria”

Il convegno, organizzato per il Dipartimento di Lettere e BB.CC. da Nadia Barrella, ha sede presso la
Fondazione Ezio de Felice che, da tempo, collabora con il Dipartimento dell’Ateneo Vanvitelli ed è tra i
più vivaci spazi culturali di dialogo internazionale sul museo.

In continuità con l’incontro dedicato lo scorso anno alla memoria (Il Dono di Mnemosine), questa nuova
iniziativa vede molti dei relatori dello scorso convegno e nuove voci aggiungersi, per dialogare, nell’ottica
multidisciplinare che era stata la premessa metodologia di queste iniziative, su Lete, sorella gemella di
Mnemosine personificazione dell’oblio, figura antitetica alla dea della Memoria, ma ad essa assolutamente complementare.

Come già gli antichi, con i loro miti, avevano infatti perfettamente chiarito, senza una giusta correlazione tra memoria e oblio la stessa attività mnestica sarebbe stata impossibile. Dimenticare é necessario. E non solo perché, citando e forse un po’ banalizzando Nietzsche, a volte la felicità è l’oblio ma anche perché l’oblio è energia offerta al lavoro della memoria, forza viva e soprattutto attuale determinante per il nostro futuro.
Se l’attività mnestica è dunque fondata sulla dialettica memoria/oblio, anche il luogo della memoria per
antonomasia, il museo, non può prescindere dal dimenticare. Ma cosa dimentica, come dimentica e
perché dimentica. Queste sono solo alcune delle domande su cui oggi ci confronteremo considerando
non solo il museo, straordinaria macchina culturale “congenito all’uomo europeo” ma anche le idee, le
ricerche, i punti di vista sul problema della dimenticanza che nel museo si sono riversate.

“Nel museo si può cancellare – ricorda Nadia Barrella- ma spesso, semplicemente, si occulta allontanando
l’oggetto dalla sfera comunicativa. Accade nei depositi, ad esempio, oggi divenuti quasi un fenomeno di
moda. Per me rappresentano il futuro intelligente della conservazione a parte che non si guardi ad essi
come pretesto per un sensazionalismo che non giova alla cultura o come spazio di emozioni “inedite”.
Credo che abbiano ben altre potenzialità. Il museo puó nascondere, magari con un allestimento sbagliato
o tacere (che é una scelta diversa dal cancellare). Nel museo, si può sovrascrivere” o, ancora, si puó
ignorare, negare, neutralizzare e, infine perdere. Parleremo di tutto questo confrontandoci tra studiosi
di discipline diverse (storici, esperti del museo, archeologici, storici della filosofia, studiosi di linguistica e
di psicologia cognitiva) anche per mostrare ai nostri studenti l’importanza di ottiche multidisciplinari ed
andare oltre l’iperspecialismo che spesso cristallizza la ricerca umanistica”
.

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