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PROSSIMA STAZIONE: ARCHEOLOGIA

Nuovo appuntamento alla Fondazione Ezio De Felice, nella splendida cornice del Teatro di Palazzo Donn’Anna (Largo Donn’Anna, 9) giovedì 21 marzo, alle 16.30, per la rassegna Narrare il patrimonio museale, conAndrea Grimaldi e Filippo Lambertucci, professori in Architettura degli Interni presso il Dipartimento di Architettura e Progetto della Sapienza, che parleranno della Stazione/Museo della metro San Giovanni a Roma, un viaggio attraverso la storia nella prima stazione-museo della città capitolina, un unicum nel suo genere.

L’incontro, dodicesimo della rassegna, dal titolo PROSSIMA STAZIONE: ARCHEOLOGIA. Narrazioni per chi va in metropolitana.”, sarà introdotto da Marina Colonna, Presidente della Fondazione Ezio De Felice, mentre le conclusioni saranno affidate a Nadia Barrella, docente del Dipartimento di Lettere e Beni Culturali dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli e a Gioconda Cafiero, docente del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli Federico II.

La recente trasformazione delle stazioni delle linee metropolitane di Roma rappresenta un importante passo verso la creazione di spazi urbani più significativi e ricchi di identità. Il progetto si propone di restituire alle stazioni una nuova vita, trasformandole da mere aree funzionali ad autentici “luoghi” che riflettono la storia e l’essenza della città.

L’obiettivo principale è narrare la complessità stratigrafica della città di Roma attraverso uno spazio polifonico e atmosferico. Strumenti operativi per la costruzione fisica di questo racconto sono state tutte le superfici liminari: pareti, pavimenti e soffitti. Quattro voci narrative costruiscono la polifonia del racconto fenomenico percettivo finale. 

La prima voce, lo Stratigrafo, funge da guida per gli utenti, indicando la profondità storica e temporale della città. Esso colloca l’utente nel tempo e nello spazio grazie alla sua funzione di indicatore grafico della profondità dei contesti storici rispetto alla quota della città contemporanea. Funge inoltre da barra di misurazione temporale delle stesse fasi storiche.

La seconda voce narrante è quella delle immagini. Alcune delle tracce materiali frutto della vita che per millenni è fluita in questi luoghi, recuperate durante la costruzione della stazione, sono diventate figure iconiche rappresentative del loro tempo e compaiono, restituite attraverso un processo di graficizzazione fuori scala, come segni identificativi delle diverse fasi.

Una terza voce nel racconto che gli spazi di stazione sviluppano è quella delle parole scritte. Una serie di testi commenta e accompagna lo sviluppo cronologico dello stratigrafo.

Infine la quarta voce del coro polifonico che l’allestimento mette in scena è espressa dai reperti archeologici con la creazione di ambiti espositivi studiati appositamente. La lamiera di ferro crudo è stata scelta come materiale più idoneo a svolgere il ruolo di sfondo per la messa in valore dei reperti.

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