Ezio De Felice e la museologia contemporanea. Una nuova tesi ne ricostruisce il contributo scientifico

Una ricerca accademica indaga il ruolo di Ezio Bruno De Felice nel dibattito museologico tra anni ’70 e ’90, valorizzando il patrimonio della Fondazione Culturale Ezio De Felice.

Per la prima volta, una tesi di laurea magistrale ricostruisce in modo organico e sistematico il contributo scientifico di Ezio Bruno De Felice alla museologia e alla museografia del secondo dopoguerra. Il lavoro di Martina Amalia Trani, discusso presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, sotto la supervisione della prof.ssa Maddalena Spagnolo, relatrice della tesi, e intitolato “Il museo come forma del cambiamento: il contributo di Ezio Bruno De Felice alla museografia del secondo dopoguerra”, rappresenta un importante avanzamento negli studi sull’architetto napoletano, restituendone il ruolo di protagonista nel dibattito sul museo contemporaneo.

La ricerca si basa su un’ampia analisi di fonti inedite conservate presso l’Archivio della Fondazione Culturale Ezio De Felice e presso l’Archivio Ragghianti di Lucca, mettendo in luce un aspetto finora poco indagato: il ruolo di De Felice come figura attiva nella riflessione teorica sulla museologia, attraverso la sua attività didattica, editoriale e istituzionale. 

Il pensiero museologico di Ezio De Felice

Il cuore della tesi è l’analisi del pensiero di De Felice sul museo contemporaneo. Dallo studio dei documenti emerge una visione coerente e innovativa dell’istituzione museale, concepita come spazio in dialogo con la contemporaneità, capace di coniugare tutela del patrimonio, sperimentazione espositiva e funzione educativa.

Per De Felice il museo non è un semplice contenitore di opere, ma un organismo dinamico che favorisce una comunicazione autentica tra opera e visitatore. In questa prospettiva, l’allestimento museografico diventa uno strumento centrale per rendere comprensibile e viva l’esperienza dell’arte, senza rinunciare alla memoria storica degli allestimenti e alla permanenza delle opere.

Museografia italiana e innovazione nel secondo dopoguerra

La tesi dimostra come le riflessioni teoriche di De Felice trovino applicazione concreta nella sua attività progettuale, dai celebri velari di Capodimonte agli interventi nei musei napoletani e internazionali. In questo modo emerge il profilo di un architetto capace di coniugare rigore scientifico, sensibilità artistica e attenzione al pubblico, contribuendo in modo significativo allo sviluppo della museografia italiana del secondo dopoguerra.

Il lavoro contribuisce inoltre a colmare una lacuna negli studi, restituendo alla museologia italiana una figura finora poco indagata dal punto di vista teorico e offrendo nuovi strumenti di lettura per comprendere l’evoluzione del museo contemporaneo.

La Fondazione Ezio De Felice e il valore degli archivi

La ricerca conferma il ruolo centrale della Fondazione Culturale Ezio De Felice come luogo di conservazione, studio e valorizzazione del patrimonio documentario legato all’architetto. L’Archivio della Fondazione si rivela infatti una risorsa fondamentale per la ricerca sulla museografia e sulla cultura architettonica del Novecento.

La tesi di Martina Trani rappresenta quindi un contributo scientifico di grande rilievo e un nuovo passo nel percorso di valorizzazione dell’eredità culturale di Ezio De Felice, rafforzando il ruolo della Fondazione come punto di riferimento per gli studi di museologia e museografia in Italia.

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